In questi ultimi anni è diventato sempre più complicato investire il proprio patrimonio attraverso gli strumenti che si utilizzavano fino a qualche tempo fa.

Dal punto di vista obbligazionario, i tassi ufficiali sono stati praticamente portati a zero dalle principali banche centrali, nell’intento di stimolare l’economia.

Un intervento che, però, ha di fatto quasi azzerato il rendimento delle obbligazioni, uno dei principali veicoli d’investimento dei risparmiatori italiani.

Dal punto di vista azionario, il mercato italiano ha mostrato tutti i suoi limiti in termini dimensionali e strutturali.

I rialzi dei principali indici mondiali sono stati praticamente impossibili da replicare, e tantomeno battere, da parte del risparmio gestito.

Sono pochissimi infatti gli strumenti gestiti (Fondi comuni d’investimento – Sicav – Gestioni Patrimoniali – Polizze ecc.) che sono riusciti, attraverso la gestione attiva, a fare meglio dei mercati.

I costi elevati degli strumenti gestiti, per quanto siano stati ridotti nel corso di questi ultimi anni, sono stati un fardello pesantissimo.

La complessità dello scenario, in molti casi, ha reso necessario l’utilizzo di strumenti più articolati, di natura derivata o mutuati dalle strategie Hedge, complicando di fatto anche le scelte per i risparmiatori poco avvezzi nell’utilizzo di questi veicoli d’investimento.

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Quali sono le esigenze più comuni degli investitori oggi?

Piano piano, tra i risparmiatori sta emergendo la consapevolezza che la ricerca della “garanzia”, del “capitale garantito” e del “rischio zero” è diventata quasi una chimera.

Questo tipo di caratteristica è ottenibile soltanto accettando una forte riduzione del rendimento atteso.

Anche la “regolarità” di rendimento, tipica del mercato obbligazionario, oggi è venuta meno.

Nello scenario attuale è necessario trovare degli strumenti semplici, che possano offrire, nell’orizzonte temporale desiderato, un ritorno medio, positivo. Questo risultato oggi passa necessariamente anche dalla riduzione dei costi di investimento e dalla profittabilità del mercato selezionato.

Anche gli investitori più audaci, e desiderosi di ingaggiare i mercati in maniera attiva e diretta, hanno bisogno di strumenti semplici nell’utilizzo, rapidi nelle transazioni di acquisto e vendita e dai costi contenuti.

Il manifestarsi della volatilità in maniera violenta e repentina, che abbiamo visto essere caratteristica costante in questi ultimi anni, impone scelte rapide che non possono essere inficiate dall’aspetto “costi”.

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Dunque, sia per chi costruisce portafogli “statici”, destinati a rimanere in essere per lungo tempo, movimentati solo in occasione dei ribilanciamenti dei pesi delle componenti, sia per chi sceglie la strada della gestione attiva sui mercati sono necessari strumenti:

  • semplici nella costruzione;
  • diretti nell’investimento;
  • economici nell’utilizzo.

Ciò renderà agevole la ricerca di rendimenti medi positivi, a prescindere dalle scelte gestionali degli investitori.

ETF, ETC ed ETN, questi famosi sconosciuti

È in questo contesto che diversi strumenti “passivi” sono diventati punti di riferimento nella costruzione dei portafogli degli investitori.

Vengono definiti passivi in quanto la loro funzione è quella di replicare l’andamento di un sottostante, senza che vi sia nessun intervento da parte dell’emittente/gestore che possa influenzarne l’andamento.

I costi di gestione di questi strumenti, in genere, sono molto contenuti e nettamente inferiore a quelli del risparmio gestito.

Il loro mercato, specie per gli ETF, è diventato uno dei maggiori catalizzatori degli investimenti, sia per gli asset manager che per gli investitori retail.

Ma nonostante la facilità di accesso e il largo utilizzo, non tutti conoscono a fondo le caratteristiche di questi strumenti.

Vediamoli insieme.

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Cosa sono gli ETF (Exchange Traded Fund)?

Gli ETF sono fondi. Sono classificati come OICR (Organismi d’Investimento Collettivo di Risparmio), che replicano passivamente un indice o un particolare mercato e sono quotati su un mercato regolamentato come un qualunque titolo azionario.

Ecco le caratteristiche principali:

  • possono essere acquistati all’emissione sul mercato primario solo da investitori istituzionali. L’investitore privato deve per forza acquistarli sul mercato secondario;
  • essendo quotati come qualsiasi titolo, durante la negoziazione presentano prezzi in acquisto e in vendita che variano in tempo reale;
  • poiché replicano in maniera passiva un indice, consentono agli investitori di prendere posizione, attraverso un unico investimento, su un indice che di solito è composto da diversi titoli con pesi differenti;
  • sono molto vantaggiosi quando si vuole replicare un indice sul quale si farebbe fatica a prendere posizione in maniera diretta con i titoli;
  • sono adatti a investimenti anche contenuti o su indici particolari o rischiosi;
  • i costi di gestione sono inferiori rispetto ai fondi tradizionali, per questa ragione risultano davvero competitivi.

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Il prezzo è influenzato, oltre dall’andamento del sottostante, anche dalla dinamica della domanda e dell’offerta delle quote.

Va quindi posta particolare attenzione nella fase di selezione ad alcuni elementi:

  • la modalità di replica dell’indice sottostante (sintetica o fisica);
  • il volume degli scambi di questi strumenti;
  • lo spread presente fra denaro e lettera in negoziazione.

Questi parametri possono variare notevolmente i risultati finali tra ETF con medesimo indice sottostante.

Inoltre, è da tenere in considerazione anche l’aspetto legato alla commissione di negoziazione.

Gli ETF sono adatti sia quando si vogliono prendere posizioni strategiche e statiche su indici, sia per operazioni tattico/dinamiche come rapide “incursioni” sui mercati, anche attraverso posizioni short.

Cosa sono gli ETC (Exchange Traded Commodities)?

La Borsa italiana definisce gli ETC come “strumenti finanziari emessi a fronte dell’investimento diretto dell’emittente o in materie prime fisiche (in questo caso sono definiti ETC physically-backed) o in contratti derivati su materie prime. Il prezzo degli ETC è, pertanto, legato direttamente o indirettamente all’andamento del sottostante.”

Questi strumenti presentano caratteristiche e modalità di negoziazione del tutto analoghe agli ETF, ma a differenza di questi non sono classificati come OICR. Ciò consente all’emittente di investire tutte le attività dello strumento attraverso un’unica materie prima.

Anche questi strumenti sono quotati su un mercato regolamentato e presentano quindi prezzi in acquisto e in vendita che variano in tempo reale.

Gli ETC physically-backed consentono di replicare l’andamento del prezzo relativo alla materia prima depositata presso la banca depositaria. Il possesso di questi strumenti permette quindi di investire beneficiando fedelmente dell’andamento della materia prima fisica, non del contratto derivato.

Allo stesso tempo garantisce tutti i vantaggi della replica finanziaria in termini di costi di stoccaggio, di custodia e di copertura assicurativa.

Gli ETC vengono emessi con sottostanti materie prime non deperibili, tipicamente i metalli preziosi come oro, argento, platino, palladio, o risorse naturali quali petrolio, gas naturale, ma anche cereali, cacao e caffè.

I costi contenuti e la facilità di utilizzo sono tra i principali aspetti che supportano i sostenitori di questi strumenti. Come notevole punto di forza non va dimenticato l’aspetto fiscale, che approfondiremo tra poco..

LEGGI ANCHE: Si può investire oggi a zero rischi e con rendimenti elevati?

Cosa sono gli ETN (Exchange Traded Notes)?

Anche in questo caso, la Borsa Italiana ci aiuta a definire gli ETN come: “Strumenti finanziari che replicano passivamente la performance di sottostanti o indici, diversi dalle materie prime come, ad esempio, indici di valute, indici azionari o obbligazionari.”

Il prezzo degli ETN è, pertanto, legato all’andamento del sottostante.

Gli ETN hanno caratteristiche e modalità di negoziazione del tutto analoghe agli ETF, ma non sono classificati come OICR.

La differenza tra ETN e ETC, invece, è determinata soltanto dalla natura del sottostante: quando è una materia prima ci si riferisce agli ETC, mentre in tutti gli altri casi agli ETN.

Quali sono i costi per ETF, ETC ed ETN?

Come evidenziato nei paragrafi precedenti, ETF, ETC ed ETN hanno costi di gestione contenuti.

Analizziamo quali sono gli oneri da sostenere quando si investe in questi strumenti:

  • non ci sono costi d’ingresso e uscita, voci che spesso sono invece presenti in maniera importante nel caso del risparmio gestito;
  • hanno un costo di transazione in acquisto e in vendita;
  • sono presenti le commissioni di gestione e, di solito, risultano più elevate per strumenti con sottostanti complessi da replicare, ma sono comunque più basse rispetto a quelle richieste per gli analoghi strumenti di risparmio gestito;
  • non comportano commissioni di performance, che spesso incidono sugli oneri del risparmio gestito;
  • possono esserci delle spese previste per il ribilanciamento interno delle varie componenti degli indici sottostanti;
  • vanno poi considerati i costi di amministrazione e custodia presso l’intermediario dove sono depositati gli strumenti;
  • sono inoltre da valutare i costi legati allo spread denaro lettera, voce assente nel computo dei costi del risparmio gestito. Questo è un elemento di cui tener conto, poiché strumenti poco liquidi presentano forchette notevoli tra prezzi in acquisto e in vendita, che si traducono in costo d’esercizio occulto.

In ogni caso, la somma di questi oneri risulta di norma più bassa di quella relativa agli omologhi strumenti di risparmio gestito.

È fondamentale conoscere bene questi aspetti, saperli gestire e confrontare per effettuare scelte efficienti; se non possiedi la preparazione e i canali di analisi per farlo in autonomia, ti consiglio di farti seguire da un consulente professionista che lo faccia per te.

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Fiscalità

ll decreto legislativo 44 del 4 marzo 2014 ha modificato il trattamento fiscale degli ETF equiparandolo a quello dei fondi comuni d’investimento.

Tutti i proventi sono considerati redditi di capitale, mentre tutte le eventuali minusvalenze sono considerate come reddito diverso.

Anche per questi strumenti, al pari di quanto avviene nel risparmio gestito, eventuali minusvalenze cumulate non possono essere compensate con le plusvalenze realizzate, che vedranno l’applicazione del relativo capital gain.

La novità introdotta con il decreto citato, però, risiede soprattutto nel calcolo relativo alle plusvalenze e alle minusvalenze determinate dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita dell’ETF.

Al contrario di quanto accadeva in precedenza, non viene più utilizzato nel calcolo il valore del NAV dell’ETF.

Nei paragrafi precedenti abbiamo evidenziato come gli ETC e gli ETN pur essendo molto simili agli ETF, non sono classificati per una serie di motivi come OICR.

Questo aspetto si traduce in una notevole e interessante differenza fiscale con gli ETF e il risparmio gestito.

I redditi derivanti dagli investimenti in ETC ed ETN vengono classificati come redditi diversi e quindi compensabili con eventuali minusvalenze cumulate in precedenza.

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Caratteristiche d’opportunità: leva e short

Tutti gli strumenti presi in considerazione possono essere realizzati dagli emittenti sia a leva che in modalità short su un sottostante.

Gli strumenti a leva amplificano, in misura corrispondente a un multiplo predefinito, l’andamento del sottostante.

Quelli short consentono di ottenere una performance inversa a quella realizzata dal sottostante.

Queste caratteristiche rendono davvero interessanti questi investimenti. Possono quindi essere utilizzati per amplificare l’andamento di un sottostante, per coprire da eventuali ribassi posizioni o portafogli, o per prendere posizioni speculative “contrarian”.

Da tener presente che questi strumenti comportano rischi particolari come l’effetto contango e backwardation, non immediatamente percepibili dagli investitori.
Approfondiremo questi particolari rischi in un articolo dedicato.

Tutte le caratteristiche analizzate rendono estremamente duttili questi strumenti finanziari e adatti per investire in maniera semplice, anche su sottostanti complessi, senza affrontare costi elevati.

Attenzione, però, non sono strumenti privi di rischi.
Vanno quindi maneggiati con cura da persone esperte e preparate, chi si improvvisa rischia seri danni.

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