Cosa sono gli Hedge Fund?

Gli Hedge Fund sono fondi FIA, ossia Fondi d’Investimento Alternativi riservati agli investitori professionali.

Sono fondi divisi in quote e ricalcano in parte le strutture dei fondi classici.

La sostanziale differenza da questi ultimi sta nella normativa che li regolamenta, molto meno restrittiva, e che permette al gestore una grande libertà di scelta delle strategie di gestione.

Il regolamento o lo statuto del fondo specifica chi può partecipare e può quindi sottoscrivere il fondo stesso.

Può inoltre specificare il numero massimo dei partecipanti, di solito limitato.

Alcuni fondi Hedge prevedono, nello statuto o nel regolamento, la partecipazione di investitori non professionali, a patto che questi effettuino un versamento minimo in unica soluzione di 500.000 euro.

Di fatto, questi strumenti sono destinati e utilizzati solo da investitori di elevato standing con patrimoni elevati.

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I fondi Hedge non possono essere proposti al pubblico indistinto come strumento di raccolta del risparmio.

Di solito i gestori di questi strumenti mantengono estrema riservatezza in relazione alle scelte gestionali adottate, agli strumenti impiegati, alle attività di trading e ai modelli decisionali adottati.

Quali sono le caratteristiche degli Hedge Fund?

I fondi Hedge nascono per permettere ai sottoscrittori di investire le attività finanziarie, impiegate in maniera decorrelata dai mercati finanziari, al fine di ottenere risultati di gestione sempre positivi.

La normativa che ne regola la gestione è meno restrittiva rispetto a quella destinata ai normali fondi comuni e Sicav.

Grazie alla maggiore libertà concessa dalla normativa ai gestori, questi ultimi possono utilizzare una gamma di strategie più ampia rispetto agli altri fondi, utilizzando anche forme di copertura più incisive.

In maniera particolare, i gestori di fondi Hedge sono maggiormente liberi rispetto a:

  1. attività da utilizzare all’interno dei portafogli
  2. posizione rispetto alle attività selezionate (lunga o corta/acquirenti o venditori)
  3. leva utilizzata, ossia se e quanto moltiplicare il corrispettivo capitale investito nelle singole posizioni

Risulta evidente che la libertà di cui godono i gestori consente loro di utilizzare le strategie più ampie, attraverso l’utilizzo dei derivati, degli strumenti short (vendite allo scoperto) e della leva finanziaria, al fine di ottenere dei rendimenti positivi assoluti, in maniera totalmente indipendente da qualsiasi tipo di benchmark.

La libertà di cui sopra non è da intendersi come un ampio ricorso al rischio, ma come ricerca e sfruttamento delle asimmetrie che spesso si presentano sui mercati.

Normalmente è la stessa libertà gestionale a consentire una maggiore copertura dai rischi di mercato attraverso strategie volte a limitare le perdite.

Quali sono i costi degli Hedge Fund?

Gli Hedge Fund hanno costi di gestione talvolta differenti che trovano giustificazione nelle strategie adottate, nella seniority e nel track record dei gestori stessi.

Spesso la remunerazione del team di gestione e/o dei manager è direttamente legata ai risultati conseguiti.

Oltre alla remunerazione, a volte i manager partecipano con capitali propri o della struttura di appartenenza al fondo stesso.

Queste caratteristiche danno maggiore fiducia di condivisione degli obiettivi ai sottoscrittori, che vedono in questo legame un rafforzativo dell’obiettivo che in questi casi diventa comune.

Da sottolineare ed evidenziare come le commissioni di performance citate vengano applicate nella formula dell'”High Water Mark”.

In questa formula il gestore incassa la commissione di performance solo se il NAV (Net Asset Value) del fondo supera il valore massimo raggiunto in precedenza.

Questo sistema evita che il sottoscrittore paghi una commissione di performance a fronte del recupero di perdite cumulate in precedenza.

Se il gestore continua a superare se stesso nei periodi di osservazione incasserà la commissione ma contemporaneamente si alzerà la soglia di rilevamento per il periodo successivo.

Tale sistema risulta particolarmente incentivante ma allo stesso tempo tutelante per i sottoscrittori del fondo.

La liquidità degli Hedge Fund

Aspetto delicato e spesso considerato un punto di debolezza di questi strumenti è il tema liquidità.

Infatti, gli Hedge Fund non sono liquidi come i fondi tradizionali che presentano una liquidità giornaliera.

Questi fondi hanno normalmente un periodo di “blocco forzato” della liquidità, che impedisce di fatto la liquidazione delle posizioni.

I riscatti possono essere richiesti solo e soltanto durante alcune “finestre” nel corso dell’anno, stabilite dal regolamento stesso.

Tale aspetto rende lo strumento adatto solo a determinati profili e asset allocation che non necessitano di utilizzare le somme destinate.

La crisi seguita al fallimento di Lehman Brothers ha generato una volatilità anomala sui mercati, mettendo in forte crisi molti fondi Hedge che sono dovuti ad ricorrere ad una clausola spesso inserita nei prospetti di questi strumenti, il “Side Pocket”.

Questa clausola permette al gestore di non fare fronte alle richieste di riscatto in particolari situazioni di mercato al fine di tutelare i sottoscrittori.

Durante la sopracitata crisi, molti Hedge Fund, anche italiani, hanno fatto ricorso alla clausola di Side Pocket, contribuendo di fatto a disincentivare gli investitori a scegliere questa tipologia di strumenti proprio per l’illiquidità e per la possibilità di vedere immobilizzato l’investimento durante momenti di particolare difficoltà dei mercati.

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Le strategie di investimento sugli Hedge Fund

Diverse sono le strategie che i fondi Hedge adottano per arrivare al famigerato Absolute Return.

I gestori mantengono sempre molto riserbo quando si tratta di definire precisamente che tipo di approccio e che stile adottano per arrivare al risultato.

Possiamo intanto definire due macro strategie: direzionali e non direzionali.

Le strategie direzionali sono quelle che mantengono un approccio volto a prevedere le dinamiche dei mercati, posizionandosi per sfruttarne gli andamenti, anche se negativi.

Le strategie non direzionali si focalizzano sulle opportunità di arbitraggio che i mercati offrono.

Normalmente queste anomalie si verificano quando i prezzi di alcuni strumenti non sono valutati correttamente rispetto ai modelli teorici relativi alla teoria dei mercati efficienti.

Spesso i prezzi di questi strumenti, per svariati motivi, divergono rispetto ai prezzi teorici che dovrebbero avere. Su queste anomalie lavorano le strategie non direzionali.

Le strategie, direzionali e non, sono quelle che dovrebbero permettere di guadagnare in ogni situazione di mercato.

Chiaramente la capacità di prevedere gli scenari, nel caso delle strategie direzionali, e gli algoritmi valutativi, nel caso delle strategie non direzionali, influiscono notevolmente sul risultato finale delle gestioni.

Le performance e l’efficienza dei gestori deve poi essere aiutata dalle strategie di copertura che questi adottano per tutelarsi dagli errori delle rispettive scelte.

Strategie direzioni e non direzionali negli Hedge Fund

Entrando nello specifico di ogni singola strategia possiamo evidenziare diversi approcci:

Strategie direzionali

  • Global Macro
    Questa strategia utilizza un’accurata analisi macro economica al fine di identificare eventuali disallineamenti di strumenti e mercati rispetto alle previsioni.
    Individuato lo squilibrio, si posiziona di conseguenza.
    Può utilizzare qualsiasi asset class.
  • Long Short
    Il gestore utilizza contemporaneamente sia posizioni lunghe (Long) che corte (Short) con l’obiettivo di neutralizzare il rischio di mercato e di trarre profitto dal differenziale delle scelte effettuate, anche se minimo.
    Chiaramente la capacità di analisi del team di gestione risulta fondamentale ai fini di produrre performance rilevanti.
  • Short Selling
    Questi Hedge sono costituiti esclusivamente da posizioni corte.
    Il gestore si pone come venditore di assets considerati sopravvalutati e li vende allo scoperto (senza detenerli prima).
    L’obiettivo è quello di ricomprare gli stessi titoli a prezzi più bassi per consegnarli agli acquirenti incassando il differenziale.
    Il gestore, oltre al differenziale, incassa anche gli interessi rinvenienti dall’incasso e dal deposito relativi dalle vendite effettuate.

Strategie non direzionali

  • Event Driven
    I gestori che adottano questa strategia si concentrano sullo studio di quelle società che possono venire coinvolte da eventi societari rilevanti o straordinari, e prendono posizione in maniera da sfruttare le variazioni di valutazione che conseguono all’evento.
    Tipici eventi possono essere le fusioni e le cessioni/acquisizioni, le crisi aziendali, i passaggi generazionali all’interno di aziende a forte carattere familiare. I gestori si concentrano su tre aspetti fondamentali:

    • sulla potenzialità del verificarsi di un evento nel breve, che possa cambiare le valutazioni della società oggetto di studio;
    • sulla differenza del valore attuale e di quello atteso, dopo il verificarsi dell’evento;
    • sulla stima del tempo impiegato dal mercato per adeguare il valore alla nuova e valutazione attesa;
  • Equity Market Neutral
    Chi sceglie questa strategia si posiziona su strumenti da cui si aspetta un deciso andamento direzionale compensando la posizione con una diametralmente opposta che possa bilanciare la prima.
    Si posizionano quindi “lunghi” su titoli da cui si aspettano rialzi delle valutazioni e “corti”, cioè in vendita, su quei titoli che ritengono sopravvalutati.
    In questo modo il gestore mira a non essere esposto all’andamento del mercato e a generare guadagno dal differenziale dell’andamento di queste due scelte.
    Avendo in media un’esposizione netta al mercato pari a zero, le performance di questa strategia dipendono esclusivamente dall’abilità del gestore nella scelta delle posizioni che compongono il fondo stesso.
  • Fixed Income Arbitrage
    Si tratta di una strategia che mira a trarre profitto dalle inefficienze valutative delle obbligazioni.
    Per diversi motivi si verificano dei disallineamenti tra il prezzo teorico di alcune obbligazioni e quello reale di mercato.
    È in queste situazioni che si inserisce questa strategia che, per l’elevata efficienza dei mercati obbligazionari, è costretta ad utilizzare livelli elevati di leva per generare profitti apprezzabili.
  • Distressed Securities
    Questi modelli si concentrano nell’acquisto di obbligazioni di società in dissesto finanziario, generalmente interessate da procedure fallimentari.
    Il gestore mira ad investire in quelle società che possono poi riprendersi economicamente e punta a generare profitti dall’apprezzamento che coinvolge le obbligazioni acquistate ad un prezzo inferiore a quello di liquidazione.

Gli Hedge Fund in Italia

In Italia, per diversi motivi, l’industria degli Hedge Fund non si è sviluppata come nei paesi anglosassoni, che rimangono i maggiori produttori e utilizzatori di questi strumenti.

Principalmente hanno trovato una certa diffusione gli Hedge Fund nella formula di fondi Hedge.

Questa formula permette di utilizzare diverse strategie e stili contemporaneamente, al fine di abbassare il rischio complessivo del fondo stesso e del portafoglio in cui viene inserito.

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La capacità del gestore del fondo sta nello scegliere, pesare e ribilanciare i diversi fondi (quindi le diverse strategie e stili) che compongono il portafoglio del fondo stesso.

Attraverso la bassa correlazione ai mercati tradizionali si è cercato l’utilizzo dei fondi Hedge, non per la loro componente speculativa, ma per la loro capacità di ridurre la volatilità e l’effetto mercato sui portafogli.

La scelta nell’utilizzo di questi strumenti è guidata sì dalla capacità di guadagnare in ogni situazione di mercato, ma anche dalla loro capacità di ridurre il rischio complessivo del portafoglio.

Alcuni problemi che hanno afflitto questa industria hanno fatto sì che il mercato degli Hedge Fund, dopo la crisi post Lehman, fosse in continua contrazione.

Il verificarsi dei Side Pocket, di cui abbiamo accennato prima, e la scarsa trasparenza del settore hanno continuato a ridurre l’appeal di questi strumenti.

I fondi Alternative

Da qualche tempo si sono resi disponibili in Italia fondi che rispettano la normativa UCITS III e che utilizzano alcuni degli stili adottati dai fondi Hedge.

Tali fondi, detti Alternative, sono armonizzati e rispettano le caratteristiche e le normative dei fondi comuni tradizionali.

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Questa tipologia di fondi ha preso notevolmente piede, perché permette di adottare le strategie di cui sopra senza sottoscrivere un Hedge.

Utilizzando quindi uno strumento che permette acquisti e vendite giornalieri come gli altri fondi, non ha vincoli e minimi di sottoscrizione e risulta nettamente più trasparente nella gestione e nella possibilità di essere valutato dall’investitore.

I fondi vengono inseriti nei portafogli come asset class, che consente un’ulteriore opzione di diversificazione e di stabilizzazione della strategia di gestione complessiva, senza però presentare gli inconvenienti tipici dei fondi Hedge.

In conclusione

Possiamo quindi concludere dicendo che esistono strumenti che si prefiggono di guadagnare in ogni situazione di mercato, ma che hanno delle peculiarità che vanno ben conosciute.

Presentano indubbi vantaggi rispetto ai fondi tradizionali, ma, per le caratteristiche che hanno, sono appannaggio di quella clientela Private che, per dimensione patrimoniale, orizzonte temporale e cultura finanziaria si sentono “confidenti” nell’adottare strumenti con simili caratteristiche.

Oggi sono disponibili delle versioni meno stringenti rispetto ai fondi Hedge che lasciano meno vincolati i sottoscrittori ma che, allo stesso modo, vanno capiti ed utilizzati correttamente.

È indubbio che questi ultimi siano più “smart” (facili) nell’utilizzo, ma questa facilità di utilizzo non significa che siano strumenti che permettono facilmente di guadagnare in ogni situazione di mercato.

Vanno utilizzati ed inquadrati nella strategia complessiva del portafoglio in maniera consapevole.

Ecco quindi che il ruolo del Private Banker che ti affianca diventa determinate nella scelta degli strumenti, delle strategie e dei pesi che questi devono avere all’interno del tuo portafoglio.

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Superfluo aggiungere che il fai da te è fortemente sconsigliato, qui ci vuole esperienza, competenza e gamma di offerta ampia per poter scegliere con la massima precisione lo strumento idoneo e congeniale alla strategia complessiva.

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