La finanza è diventata il vero centro dell’economia mondiale. Le modalità dell’investimento finanziario sono radicalmente cambiate nel corso degli anni.

Investire oggi è diventata una disciplina da professionisti.

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Parliamo del mondo del rischio zero, la base di partenza della maggior parte dei portafogli.

Quali erano le forme di investimento meno rischiose nel passato?

Quando ho iniziato a fare questo mestiere (nel 1996 in Banca e nel Private Banking dal 2001), se un investitore non voleva rischiare, le soluzioni redditizie, sicure e liquidabili con facilità esistevano, ed erano soddisfacenti.

Si chiamavano titoli di stato e, storicamente e matematicamente, rappresentavano lo zero rischio, o free risk, per dirla nella lingua della finanza.

L’ultimo rialzo dei tassi in Europa porta data luglio 2007, quando l’Euribor venne alzato a 4,25%. Sembra preistoria, ma in realtà è ieri.

Significa che la remunerazione di tutti i titoli obbligazionari emessi, partivano da questo tasso e salivano in base alla durata e alla rischiosità degli stessi.

In altre parole, lo zero rischio, solo dieci anni fa, aveva rendimenti rotondi, dal 4,25% in su.

Possiamo obiettare che l’inflazione dell’epoca era più alta dell’attuale e che la storia ci ha insegnato che lo zero rischio in realtà non esiste.

Siamo d’accordo, ma, come esempio, osserviamo i valori dei tassi medi di rendimento dei titoli di stato italiani proprio nel 2007.

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Rendimento dei titoli di Stato italiani 2007

Il tasso medio di interesse era pari a:

  • 4,14% per i titoli di Stato;
  • 4,41% per i BTP 10 anni (titoli decennali del Tesoro).

Mentre, per i BOT 12 mesi, ovvero annuali, la situazione era la seguente:

  • tasso nominale minimo 3,88%;
  • tasso nominale massimo 4,38%;
  • rendimento medio ponderato annuale 4,08%.

Qui di seguito trovi i principali tassi di interesse del 2007: http://www.dt.tesoro.it/Principali_tassi_di_interesse_2007.pdf

È possibile investire oggi, come nel passato, a rischio zero?

Il rendimento dei titoli di Stato italiani oggi, agosto 2019, nei principali orizzonti temporali, è:

  • Btp 2y -0,11%;
  • Btp 5y 0,55%;
  • Btp 10y 1,14%.

Tralasciando ulteriori riflessioni sui rendimenti, che cosa succede se si pensa al rischio legato all’investimento?

Purtroppo, guardando la situazione attuale, non possiamo certo dire che siamo il Paese più solido del panorama d’investimento.

La storia più recente, ovvero la crisi del debito sovrano italiano in particolare nel 2011, ci ha insegnato che anche un Paese importante e di dimensioni rilevanti come il nostro, può andare in crisi di liquidità in condizioni di mercato critiche.

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Una volta bastavano qualche appartamento, un po’ di BOT, qualche BTP e il gioco era fatto.

I titoli di Stato rendevano e i prezzi degli immobili continuavano a salire.

Peccato però che si teneva poco conto di una cosa chiamata inflazione che, guarda caso, nel nostro Paese è sempre stata elevata.

Oggi tutto è cambiato. Un BTP a cinque anni rende lo 0,55%. Tu dai allo stato i tuoi risparmi e li rivedi dopo cinque anni per prendere lo 0,55% all’anno.

Dunque, è questo lo scenario che si deve affrontare se si desidera investire a rischio zero. Uno scenario non semplice. Ogni risparmiatore dovrebbe chiedersi se davvero è possibile investire senza rischio, soprattutto facendo tutto da solo.

Le probabilità di fare errori e avere conseguenze spiacevoli, specie con margini di rendimento così bassi, è diventata enorme.

Come ottenere rendimenti più elevati?

Per arrivare a rendimenti più elevati di quelli di cui abbiamo parlato fino a ora, oggi è necessario accettare dei compromessi.

I parametri su cui possiamo andare a lavorare sono in sostanza due: tempo e rischio.

Insomma, per investire in maniera corretta e soddisfacente o accettiamo di allungare il nostro orizzonte temporale d’investimento o accettiamo una volatilità maggiore nel nostro portafoglio.

Bisogna scegliere tra tempi di attesa più lunghi per riavere indietro i soldi, oppure essere disposti a tollerare maggiori rischi per il portafoglio, accettando anche l’eventualità di non centrare gli obiettivi prefissati.

In alternativa, è possibile cercare di mixare le due variabili, in modo da ottenere la struttura di portafoglio più vicina al nostro pensiero in termini di profilo rischio/durata/rendimento.

Le implicazioni di cui tenere conto vanno anche oltre al profilo rischio/rendimento. Stiamo parlando anche di ottimizzazione fiscale, di passaggio generazionale, di tutela aziendale.

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Perché hai bisogno di un Private Banker?

Quanto visto fino a ora comprende tutti gli aspetti che, nella gestione di un patrimonio di elevato standing, hanno un’importanza rilevante non trascurabile, aspetti che solo chi è abituato a trattare può gestire con padronanza.

Affrontare questo processo in maniera efficiente è possibile, con l’intervento di un professionista.

Un Private Banker ti può affiancare e consigliare nelle scelte. Può proporti tutte le migliori soluzioni per raggiungere gli obiettivi che ti sei prefisso.

Un recente studio dell’AIPB (Associazione Italiana Private Banking) ha evidenziato che le famiglie in Italia con un patrimonio finanziario superiore al mezzo milione di euro siano circa 628.000.

Il dato allarmante è che solo il 40% risulta servito da strutture Private. Ciò significa che il 60% di queste famiglie è assistito da strutture non specializzate o peggio ancora si affidano al “fai da te”.

Dunque, non sono assistite in maniera adeguata. In questo caso possono esserci diverse conseguenze per il patrimonio:

  • non ottenere i risultati sperati;
  • ricevere dei consigli non adeguati;
  • gli investimenti risultano mediocri.

La situazione finanziaria attuale richiede preparazione, esperienza e sangue freddo.

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Caratteristiche che puoi trovare solo in un professionista specializzato che dedica tutto il suo tempo e tutta la sua energia allo studio e alla consulenza.

Se guardiamo al mondo anglosassone, sia oltre la manica che al di là dell’oceano, da sempre più evoluti rispetto a noi in questo settore, i numeri sono totalmente differenti.

Rivolgersi a un esperto professionista per ottenere consulenza finanziaria è del tutto normale e pratica consolidata.

Molto spesso accade che non sentendoti preparato sufficientemente per decidere da solo, preferisci rimandare.

Aspetti un futuro indefinito che possa renderti più evidente cosa è giusto fare, ma questo futuro potrebbe non arrivare mai.

Forse ripensando alla sensazione che hai provato quando l’ultimo investimento è andato male credi sia meglio rinunciare alle possibilità di guadagno.

Non decidere significa rinunciare alle opportunità e anche questa “non scelta” ha un costo.

Ma la soluzione c’è ed è più semplice di quanto tu possa pensare.

Si chiama consulenza evoluta, Private Banking, Wealth Management.

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